Inviata
a "La Repubblica" con
preghiera di pubblicazione.
Omeopatia: una fortuna meritata!
Gentile direttore,
ho letto sulla pagina "lettere e commenti" de "La
Repubblica", del 29 novembre u. s., nella rubrica l'"Amaca" di
Michele Serra una ennesima denigrazione dell'Omeopatia, sia pure
espressa con tono di compatimento.
Sono approdata all'Omeopatia vent'anni fa, come
ultima spiaggia, dopo che illustri professori praticanti la
Medicina tradizionale
non erano riusciti a risolvere il mio annoso problema di salute.
Avendo constatato sulla mia pelle i suoi benefici, non ho saputo
sottrarmi all'impegno di diffonderne i princìpi attraverso
un'associazione di pazienti omeopatici di cui ho l'onore di essere
presidente da oltre sedici anni. E le spiego il perchè.
Innanzitutto devo precisare che una Medicina,
quella omeopatica, della quale già parlava il "Grande Ippocrate",
messa a punto dallo scienziato sassone C.F. Samuel Hahnemann
poco più di duecento anni fa (1796), non si può certo
chiamarla "vecchia" - come la classifica il giornalista
nella rubrica. Povera sì, bistrattata ignobilmente o da
coloro che non la conoscono affatto e parlano per sentito dire
oppure da tanti (intendo medici e lobbies farmaceutiche allopatiche)
che riscontrano in "essa" un concorrente da combattere
con tutti i mezzi per non veder diminuire la loro "potenza
economica".
Il medico tradizionale potrebbe anche essere
gentile con il paziente - mancanza della quale lamenta Michele
Serra - ma dal
rapporto umano instaurato con lui non ricaverebbe nulla, per
il fatto che egli cura la malattia, non il malato e ciò che
il paziente racconta della sua vita non gli occorre per curarlo.
La vera differenzia tra la Medicina omeopatica
e quella tradizionale sta proprio nell'approccio che l'omeopata
ha con il paziente,
che non è solo di gentilezza - necessaria per mettere
a suo agio il paziente - ma scientifico; infatti, tenendo sempre
ben presente la malattia, fisica o mentale che sia, per la quale
l'ammalato si è rivolto a lui, egli prende in considerazione
tutta la sua persona, nell'unità psico-fisico-ambientale,
ponendogli una serie di domande sulla sua vita sociale, familiare,
intima, unica chiave di lettura che possa spiegare la rottura
del suo equilibrio, per cui la malattia. Il rimedio ultramolecolare,
poi - ricavato dal mondo vegetale, animale e minerale, provato
sull'uomo sano e non sugli animali e selezionato in base ai suoi
sintomi particolari, peculiari caratteristici, scaturiti dal
dialogo - lo riequilibrerà stimolando le sue Energie Vitali
e ridonandogli, di conseguenza, la "Salute".
Così si spiegano i milioni di pazienti
che si curano con la Medicina omeopatica (quattordici milioni
solo in Italia,
il 23% dati Doxa) nonostante paghino di tasca loro visita medica
e rimedi omeopatici.