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Riceviamo ed immediatamente inseriamo la lettera inviataci dalla dr.ssa Simonetta Bernardini Presidente della SIOMI, perché ci sembra che il problema sollevato dalla paziente rivesta particolare importanza e meriti una riflessione adeguata da parte degli omeopati cui saremmo lieti di dare ospitalità sul nostro sito.


 

Napoli, 7 gennaio 2007

Sulla pratica della Medicina Omeopatica

Lettera aperta della SIOMI al Presidente dell’A.P.O. - Associazione Pazienti Omeopatici, Sig.ra Vega Palombi Martorano

Gentilissima Presidente,
molto recentemente la madre di una paziente che si cura con la medicina omeopatica mi ha richiesto, nel mio ruolo di presidente della SIOMI, di dare una risposta ufficiale ad un suo quesito specifico. Ritenendo che l’argomento sia di primario interesse per tutti i cittadini che utilizzano per la cura della propria salute anche la medicina omeopatica, indirizzo a Lei la mia risposta ufficiale con preghiera di darne la più ampia informazione tra i suoi associati. Le riassumo sinteticamente il caso.
La Signora in questione è madre di una ragazza affetta da una patologia cronica invalidante la vita di relazione. La cura omeopatica che assume si è rivelata capace di produrre un miglioramento della sintomatologia. Tuttavia, nonostante il miglioramento, la ragazza ha continuato a patire diversi episodi di cefalea grave, dei quali soffre da anni.
Purtroppo i medicinali omeopati prescritti per le crisi di cefalea non hanno controllato questa sintomatologia. Ciò nonostante, a detta della Signora, il medico omeopata ha sconsigliato alla paziente di assumere farmaci convenzionali durante la cura omeopatica motivando tale decisione con il fatto che l’uso di farmaci convenzionali inficerebbe il risultato della cura omeopatica. In seguito a tale dichiarazione, la Signora mi chiede di motivarle ufficialmente perché, nel caso in cui si scelga di curarsi con la medicina omeopatica, vi sia incompatibilità tra i medicinali omeopatici e i farmaci convenzionali. I contenuti di questa richiesta mi sorprendono alquanto e per tale motivo desidero che la mia risposta sia estesa a quanti più pazienti possibile.
Premesso che la SIOMI , in quanto Società scientifica che promuove la medicina integrata, ribadisce fin dalla sua fondazione la necessità della più ampia alleanza tra la medicina classica e la medicina omeopatica, sono di seguito riassunti i principi della pratica professionale della medicina omeopatica che guidano il pensiero medico della nostra Società scientifica.
In accordo con quanto deliberato dalla Federazione Nazionale degli ordini dei Medici (FNOM) e sostenuto a più riprese dalla nostra Società, la pratica delle medicine complementari deve essere di esclusiva pertinenza del medico. Ciascun medico, sia esso esperto o non esperto in una o più medicine complementari, è stato prima di tutto formato in una Università apprendendo - in primis - la medicina cosiddetta classica o accademica che, nel caso della nostra parte del mondo, si definisce anche “medicina occidentale”. Egli è stato in seguito abilitato all’esercizio professionale mediante l’Esame di Stato. Da questa semplice e ovvia riflessione consegue che nessun medico dovrà mai prescindere dalle conoscenze inerenti la medicina classica nell’esercizio della sua professione. Un medico esperto in Omeopatia è pertanto un medico che utilizza, secondo scienza e coscienza, tutti gli strumenti diagnostici e terapeutici in uso a questa medicina secondo il prodotto delle conoscenze scientifiche relative all’epoca storica nella quale egli opera.
Poichè il pensiero della medicina è in progressiva evoluzione, l’approccio del medico al malato e alla malattia si modificherà in conseguenza del continuo evolversi delle acquisizioni scientifiche. Secondo questo principio, quindi, un medico che è anche esperto in medicina omeopatica presterà la sua opera terapeutica attingendo pienamente sia alle sue conoscenze della medicina classica che a quelle della medicina omeopatica. Tale medico si preoccuperà prima di tutto di fare una corretta diagnosi di malattia utilizzando ogni strumento diagnostico in uso alla medicina classica. Sarà la diagnosi che orienterà il medico nella scelta dell’approccio terapeutico più utile per quel paziente. Egli potrà così decidere, sempre in scienza e coscienza, se la patologia che ha di fronte possa essere curata con efficacia con la sola medicina omeopatica oppure se, viceversa, debba essere curata solo con la medicina classica; se, infine, debba essere curata con entrambe le medicine nei casi in cui ne’ l’uno ne’ l’altro strumento di cura siano da soli efficaci ad avere ragione della sintomatologia.
Pertanto, qualora un medico esperto in omeopatia negasse al paziente l’assunzione di un farmaco cosiddetto convenzionale dichiarando che l’utilizzo della medicina omeopatica è incompatibile con l’assunzione dei farmaci cosiddetti convenzionali, ci troveremmo davanti ad un caso di ”malpractice” dell’omeopatia e, più in generale, della medicina. I concetti qui riaffermati, d’altra parte, riconoscono e sostengono quanto contemplato nell’articolo 15 dell’attuale Codice deontologico della Professione medica.
Più compiutamente si fa presente che in occasione del Terzo Convegno Nazionale della SIOMI, “La complessità in Medicina”, svoltosi a Firenze nel Marzo 2003, la nostra SMS ha redatto un documento che è stato consegnato ai medici presenti e all’allora Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, Giuseppe Del Barone e pubblicato sul giornale della FNOMCeO “La Professione”. Il documento, pubblicato sul sito della SIOMI (www.siomi.it, nella sezione Documenti), fu già all’epoca tradotto in inglese e in francese e inviato dalla SIOMI al Presidente del ECH (European Committee for Homeopathy) Ton Nicolai, con preghiera di diffonderlo a tutte le SMS federate dell’ECH, al fine di un’ampia condivisione da parte di tutti i medici esperti in omeopatia operanti in Europa. Con tale documento la SIOMI ha inteso fissare le regole della pratica della medicina omeopatica nell’ambito della pratica della medicina della nostra epoca storica. Tali Raccomandazioni costituiscono al momento un documento unico nel suo genere e rappresentano la volontà dei medici della SIOMI di darsi le regole della buona pratica dell’Omeopatia in un momento storico in cui, a causa del totale silenzio delle Istituzioni preposte (Ordine dei Medici, Federazione, Ministero della Salute), la pratica delle medicina omeopatica risulta ancora essere nel nostro paese una professione non compiutamente codificata e ufficializzata. I concetti espressi nelle Raccomandazioni qui riallegate intendono sottolineare la più ampia e ineludibile alleanza tra la medicina classica e la medicina omeopatica, nell’unico interesse della salute del cittadino utente di entrambe le medicine e del decoro della professione del medico. Si veda, inoltre, sempre sull’argomento, quanto già da due anni è stato pubblicato dalla SIOMI nel settore del sito SIOMI dedicato ai pazienti (sul sito www.siomi.it, “Trenta Domande sull’Omeopatia”; in particolare la risposta alla domanda n° 9).
Con la presente credo di aver risposto una volta per tutte a questo genere di domande, giacchè la richiesta della Signora non è la prima, anche se è la prima volta che si sollecita una risposta pubblica alla Società che ho l’onore di presiedere. Vorrei aggiungere che, sull’argomento, il Consiglio Direttivo della SIOMI auspica che anche le Associazioni che si dichiarano rappresentanti dell’Omeopatia cosiddetta classica o unicista esprimano una loro posizione a sostegno e condivisione di quanto in questa lettera aperta è stato affermato.

Per il Consiglio Direttivo della SIOMI
Simonetta Bernardini, Presidente

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Orario Segreteria: dal lunedì al venerdì, dalle ore 16 alle 18.
CONFEDERATA


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