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Risposta
alla lettera aperta della delegata A.P.O. delle Marche, 16 giugno
2007
Dalla mia lettera aperta,
del 31 maggio 2007: "Questo scritto nasce dal bisogno di rispondere
all'articolo, a firma della Presidente della FIAMO, dal titolo:"Competenza
ed onestà - principi guida per l'operato dell'omeopata"......;
ed ancora: ..."Ho deciso di scrivere questa lettera in quanto,
come delegata dell'A.P.O. - Associazione Pazienti Omeopatici della
Regione Marche - sento vivo il bisogno di tutelare i pazienti."
In risposta alle lettere
pervenute in seguito a questa mia, vorrei precisare che il mio intento
non era affatto di entrare nell'operato dei "fautori"
di questa o quella Medicina omeopatica; ciò non mi compete.
La mia "lettera
aperta" non era né a favore né contro alcuna
associazione medica: "amo" troppo l'Omeopatia per cui
il mio unico desiderio è che questa Medicina possa essere
uno strumento medico per tutti.
Essa è nata dalle
mie considerazioni sull'articolo pubblicato nella rivista della
FIAMO "Il Medico Omeopata" e sull'altro, pervenuto all'A.P.O.
Italia dalla SIOMI; rappresenta, quindi, "solo" una denuncia
dello stato d'animo del paziente il quale avverte, nei casi in cui
la terapia omeopatica non sortisca risultati positivi, un senso
di solitudine e di abbandono da parte del medico curante.
Per quanto riguarda il
discorso sull'unicismo in Omeopatia, vorrei precisare che l'A.P.O.
ha sempre inteso l'unicismo come visione del malato nella sua "unicità"
di mente e soma, con la ricerca del rimedio unico da parte del medico
per l'organismo nella sua totalità - così come intendeva
Hahnemann - e l'attenzione alla malattia che, peraltro, l'omeopata
ha sempre presente nella diagnosi e nella conseguente terapia; ma
questo validissimo metodo di cura non deve esimere, però,
il Medico omeopatico, laureato in Medicina e Chirurgia e medico
quindi a tutti gli effetti, dal suo dovere di aiutare il paziente,
in caso di insuccesso della cura, sostenendolo nel "percorso
omeopatico" con qualsiasi altra terapia al fine di conseguire
la guarigione (naturalmente se ciò, come dicevo, è
umanamente possibile).
Credo, con questa mia
precisazione, di essere stata abbastanza chiara sul significato
della mia "lettera aperta" e desidero concludere con un
"appello" dei pazienti omeopatici a tutti i medici, auspicando
che: finalmente possa nascere tra i cultori delle due Medicine,
la Classica e quella Omeopatica, un'intesa che in caso di bisogno
consenta , sempre operando in "Scienza e Coscienza", quel
dialogo necessario al raggiungimento di una linea di cura atta a
ridonare la Salute al paziente.
Daniela Salvucci Delegata A.P.O. delle
Marche e-mail: marche@apoitalia.it
www.apoitalia.it
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