OMEOPATIA E DISINFORMAZIONE
L'Espresso
n° 24 in edicola, pubblica a pag 158 un articolo
intitolato "Una tragedia omeopatica" che riporta l'opinione
del farmacologo Silvio Garattini su un recente fatto di cronaca.
E' corretto pubblicare un articolo che esprime un'opinione riguardo
a un fatto falso? Qual è il rapporto tra opinioni e fatti?
Invero, il
professore parla di un caso che riguarderebbe l'impiego di un
rimedio omeopatico quando invece è stato accertato,
ormai da un pezzo e con tutta evidenza, come in quella tragica
situazione l'insulina non sia stata sostituita con un medicinale
omeopatico, bensì con megadosi di vitamine. L'uso di megadosi
di vitamine non ha niente a che vedere con le cure omeopatiche,
anzi tale pratica è addirittura in contraddizione con le
caratteristiche della terapia omeopatica che utilizza sempre dosi
ultradiluite di medicinali, per questo assolutamente prive di qualunque
effetto tossico.
E' giusto che un professore, che dovrebbe essere piu' informato
di altri, ignori deliberatamente e ripetutamente la realta' dei
fatti, peraltro riportati chiaramente su giornali, radio e tv?
A che fine, se non volutamente diffamatorio egli ha inteso utilizzare
la parola omeopatia, quando è stato immediatamente appurato
che a provocare la tragica morte della ragazzina diabetica è stata
una folle guaritrice, non medico, non omeopata e, men che mai,
dichiaratasi tale?
Le opinioni del prof. Garattini sulla Medicina omeopatica, poi,
- che peraltro un gruppo di importanti ricercatori universitari
impegnati nella ricerca di base, alla luce dello stato attuale
della ricerca, definisce la "ripetizione disinformata di
un luogo comune" - sono certamente legittime (e ne discuteremo
in altra sede), ma dovrebbero essere espresse almeno in un contesto
di informazione corretta e non scientemente falsa.
A quando l'addebito a questa terapia medica, seguita da milioni
di italiani e riconosciuta in tutti gli Stati europei, della morte
di un paziente omeopatico vittima di un incidente automobilistico?