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Di
Antonella Bondi
Si è svolto lo scorso fine settimana a Firenze il Convegno
della SIOMI (Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata)
dedicato ad un argomento molto ambizioso: ripensare la Cura, ovvero
ripensare la medicina secondo concetti più ampi frutto del
confronto tra il paradigma della medicina convenzionale e delle
medicine “altre”, tra lo schema terapeutico del farmaco
anti-sintomo e i principi dell’autoguarigione, principio fondante
della terapia omeopatica.
All’apertura del Convegno più di 200 presenze in sala
hanno fatto da cornice al saluto di benvenuto della presidente SIOMI
Simonetta Bernardini che ha tracciato il progetto
ambizioso che, con questo Convegno, SIOMI vuole promuovere. Un progetto
che, a cominciare dal prendere atto del limite della medicina di
oggi nella cura delle malattie croniche, vuole coagulare intorno
alla Società menti aperte, sia convenzionali che non, per
ripensare tutti insieme la Cura valorizzando le opportunità
di un approccio interdisciplinare in medicina. I saluti portati
da tutte le Istituzioni patrocinanti, in primis la regione Toscana
rappresentata da Fabio Roggiolani, sono stati non
solo di apprezzamento ma anche di partecipazione e a momenti anche
di iniziale condivisione del progetto. Con una iniziativa che ha
rotto lo schema usuale dei convegni di medicina, il compito di aprire
le sessioni scientifiche è stato dato ai pazienti rappresentati
da Daniela Salvucci, vicepresidente APO Italia
(Associazione Pazienti Omeopatici), che ha letto la lettera toccante
di un malato alla medicina di oggi. APO Italia ha rivolto un appello
affinché sia accettata dalla medicina l’idea vincente
dell’integrazione delle risorse di cura. Di forte impatto
le relazioni di apertura di Ivan Cavicchi che,
in omaggio alla Società ha tracciato i contenuti del ripensare
la Cura, nell’ambito dell’inderogabile ripensamento
della medicina confinata nell’”invarianza” di
un sistema sanitario che rifiuta la complessità delle tematiche,
non ultima l’opportunità dell’integrazione, definita
dal Relatore come la “medicina di medicine”. Su tutte
le relazioni è rimasto il filo sottile e intenso dei contenuti
umani ed etici sviluppati nella relazione di Alfredo Zuppiroli,
presidente della Commissione regionale di Bioetica della Toscana
che ha valorizzato le opportunità che nascono dal pensare
ai limiti della medicina non in termini riduttivi ma propositivi
e a pensare alle opportunità delle medicine complementari
con un “atteggiamento laico di rispetto, non ‘contro’
ma ‘verso’ chi è altro da sé”. Il
Ripensare la Cura dunque appare essere esercitazione urgente che
non risparmia nessun protagonista del sistema salute in un’epoca
che registra l’aumento esponenziale di malattie croniche non
guaribili. Roberto Romizi, presidente di ISDE ha
analizzato le problematiche dell’ambiente causa di malattie
e Andrea Geraci dell’ISS ha esposto la situazione
italiana in cui le malattie croniche sono in continua crescita e,
con esse, le situazioni di disabilità. Emilio Minelli
ha analizzato il pericolo di una medicina convenzionale che si rifiuta
di considerare le scelte di medicina complementare dei cittadini.
Ne deriva che medici impreparati, per lo più riluttanti ad
informarsi sulle medicine complementari non sono in grado di soddisfare
le richieste di informazione dei cittadini che si informano sui
media e su internet e ha richiamato alla necessità di fornire
agli utenti strumenti di informazione affidabili che siano gestiti
da istituzioni competenti. Ad aprire la sessione dedicata alle risorse
terapeutiche dell’omeopatia nella gestione delle malattie
croniche due riflessioni che hanno tracciato il valore della complessità
in medicina. Francesco Bottaccioli che ha offerto
alla Platea la lettura psiconeuroimmunologica della malattia oncologica
e autoimmune e Massimo Saruggia che ha proposto
l’importanza della ricerca attenta del valore del sintomo
portatore di una verità che il paziente non vuole o non può
sentire. Nelle sessioni specifiche dedicate all’integrazione
dell’omeopatia nella cura delle malattie croniche le proposte
terapeutiche sono state illustrate da omeopati esperti a cominciare
dalla relazione di Stefania Graziosi e Gino
Santini dedicata alle opportunità dell’omeopatia
nelle tiroiditi autoimmuni. Ennio Masciello ha
proposto il parallelismo tra malattia infiammatoria cronica intestinale
e il disequilibrio della flora microbica. Paolo Bellavite
ha analizzato la complessità in medicina esponendo la sua
teoria che vuole la malattia come perturbazione dinamica che supera
le possibilità di adattamento dell’organismo. La sessione
dedicata alla omeopatia integrata in oncologia ha visto alternarsi
tre oncologi esperti in omeopatia. Franco Desiderio,
ambulatorio di oncologia dell’Ospedale di Rimini, ha esposto
la sua casistica di trattamenti omeopatici per i disturbi da chemioterapici
. Alberto Laffranchi del Centro Tumori di Milano
ha evidenziato il miglioramento delle nevriti da chemioterapici
e la più rapida guarigione delle ferite chirurgiche con l’aiuto
di medicinali omeopatici e omotossicologici e Jean lionel
Bagot che ha riportato un’ampia casistica iconografica
sull’impiego efficace dei medicinali omeopatici nelle pazienti
affette da tumore al seno. Mentre Salvatore Bardaro
ha riportato la sua lunga esperienza di gestione omeopatica efficace
della malattia parodontale e Bruno Cipollone ha
illustrato le opportunità di trattamento di patologie croniche
di natura allergica degli animali altrimenti incurabili con la sola
medicina convenzionale. Di grande spessore, infine, l’intervento
di David Reilly, direttore del centro per le cure
integrative dell’Ospedale omeopatico di Glasgow che ha dimostrato
come l’integrazione dell’omeopatia con tecniche in grado
di sviluppare nel paziente consapevolezza della malattia e del potenziale
di autoguarigione possano rappresentare una scommessa vincente anche
nei confronti della sindrome della fatica cronica, una malattia
oggi incurabile con la sola medicina convenzionale.
Uno spazio del Convegno è stato dedicato all’esposizione
del recente lavoro della FNOMCeO rivolto a definire e qualificare
la formazione nelle medicine complementari. L’esposizione
di Dario Chiriacò, presidente dell’Osservatorio
per le medicine non convenzionali della Federazione, è stata
completata con un commento di Giuseppe Del Barone
che, nel suo ruolo di presidente FNOMCeO nel 2002, promosse il riconoscimento
delle medicine complementari come atto medico.
Per leggere gli Atti del convegno >>> cliccare
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Per leggere i Contributi Scientifici >>> cliccare
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foto del convegno http://www.siomi.it/apps/news.php?id=829
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