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LA MEDICINA OMEOPATICA FUNZIONA. E COME!

In risposta all’articolo del Di Chiara, apparso su “L’Unione Sarda” del 31 maggio 2010, con il titolo: “La crisi e l’omeopatia: un utile placebo”?, vorrei dire che non soltanto in tempi di crisi economica bisognerebbe far uso della Medicina omeopatica, dati i modesti costi delle cure - come suggerisce, a detta dell’articolista, qualche assessore sardo alla Sanità; ma costantemente, visto soprattutto l’incoraggiamento a farvi ricorso che viene dallo stesso Stato italiano, che non soltanto lo consente, ma addirittura lo consiglia per le evidenti prove della sua validità, unita alla innocuità.
E che queste prove ci siano è evidente dato che l’Italia, con decreto del Ministro delle Politiche Agricole e Forestali del 4 agosto 2000, ha recepito la Direttiva dell’UE del ’99 (1804) dove si fa obbligo al veterinario di curare animali ammalati o feriti dando la preferenza a prodotti omeopatici, anche per le agricolture biologiche. A questo punto una domanda al Di Chiara viene spontanea avendo egli, nel suo articolo, definito “placebo” l’effetto del farmaco omeopatico. Come si può credere all’effetto placebo di un determinato farmaco, diluito nell’acqua di abbeveraggio o nel mangime, somministrato ad un allevamento zootecnico (per esempio di pecore) affetto da forme enteriche a seguito di parassitosi, quando esse guariascono contemporaneamente, tutte? Ed ancora, quale influenza psicologica si può esercitare su un hibiscus (pianta da giardino) aggredito dai pidocchi quando, dopo aver irrorato chioma e terreno con pochi granuli del rimedio omeopatico “sulphur 200 K” diluito in acqua e dinamizzato (agitato), quest’ultimo è stato capace di mettere in fuga i sgraditi ospiti?
E’ incomprensibile, a questo punto, come sia possibile che in Italia l’uso della Medicina omeopatica venga raccomandato per gli animali, che fanno parte della filiera degli alimenti biologici (carni e derivati) e soltanto tollerato ma non ancora accettato per le persone. Per rendersi conto dell’assurdità di tale situazione, basta gettare lo sguardo su quanto si verifica nei paesi europei, cioè di tradizione assai affine alla nostra, quali Germania, Francia, Gran Bretagna, Austria, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Portogallo, Finlandia, Ungheria, Lussemburgo, Malta ed in molti paesi extra-comunitari – tra cui la Svizzera, con il 67% delle persone che si curano con la Medicina omeopatica – dove questa Medicina e tutte le Medicine Complementari sono praticate in misura più o meno ampia, ma sempre consistente, riconosciute ai fini del S.S.N. e spesso praticate nelle strutture ospedaliere pubbliche.

Con la mia esperienza venticinquennale di utilizzo dell’Omeopatia, sia personale sia anche come responsabile di un’associazione di pazienti omeopatici - APO Italia (www.apoitalia.it), nata a Napoli venti anni fa, posso affermare che la Medicina omeopatica funziona. E concordano con me tutti gli oltre dieci milioni di pazienti che in Italia hanno fatto ricorso alle Medicine complementari ed in particolare all’Omeopatia, avendo sperimentato direttamente e ripetutamente i risultati di un metodo di cura che ha procurato, non solo la eliminazione dei sintomi patologici, ma la risoluzione alla radice della causa profonda che origina la malattia, anche grave, ripristinando così quell’equilibrio psico-fisico relazionale in cui consiste il vero stato di Salute – così come recita la Carta Costituzionale dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) “la salute non è solo assenza di malattia, ma uno stato di pieno benessere fisico, mentale e sociale”. Se si trattasse di un effetto placebo questo, come lo stesso articolista sottolinea, avrebbe durata transitoria mentre, al contrario, coloro che fanno ricorso alla Medicina omeopatica avvertono, accanto alla risoluzione del problema sanitario specifico, un generale, duraturo rafforzamento dell’organismo.
Se così non fosse, essi non affronterebbero gli oneri economici per visite mediche e per farmaci che in Italia ricadono, ancora, tutti a loro carico.
Tutto ciò senza togliere alcun merito alla Medicina classica che talvolta rappresenta un salvavita. Ecco perché oggi, contrariamente a quanto avveniva un tempo, si parla di “Medicina Integrata”; a dimostrazione di ciò aprirà in settembre, al pubblico di tutt’Italia, l’Ospedale di Pitigliano (Grosseto) dove accanto al malato ci sarà l’allopata, l’omeopata, l’agopuntore ed il fitoterapeuta.
Piuttosto, ancora una domanda al Di Chiara: quale competenza specifica possiede per esprimere in maniera così perentoria un suo personale giudizio su un protocollo terapeutico?

Vega Palombi Martorano
Presidente APO Italia
Associazione Pazienti Omeopatici
E-mail: info@apoitalia.it


Napoli, 9 giugno 2010


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