APO Italia
E-mail: info@apoitalia.it
       
     

A.P.O. Italia
Riviera di Chiaia n. 207
80121 Napoli
FAX: 081-405796



"L'omeopatia e i progetti della Sanità"
lettera pubblicata sul "Corriere della Sera" l'11-02-'06 e replica dell' APO


INTERVENTI E REPLICHE

L'omeopatìa e i progetti della sanità

La prospettiva che venga applicata in Italia la direttiva europea sull'omeopatia prevista dal 2008 è l'occasione perché il Gruppo 2003 prenda una posizione nell'interesse degli ammalati. Il punto di vista del Gruppo 2003, fra l'altro, può essere utile a chi dovrà regolamentare questa attività per legge.

L'omeopatia nasce in Germania alla metà del 700. Samuel Hahnemann si era fatto l'idea che una sostanza che produce certi sintomi può essere usata per malattie che danno gli stessi sintomi (similia similibus curentur), in piccolissime quantità. E allora veni­va diluito un numero enorme di volte. E' lo stesso che mettere una goccia in un contenitore di acqua grande 50 volte più della terra. La possibilità di trovare una molecola del principio originale è pressoché nulla. E lo sanno anche i sostenitori dell'omeopatia. Ma — dicono — c'è lo scuotimento che trasferisce le proprietà della sostanza al solvente, tanto che persino Nature, uno dei grandi giornali di scienza, nel 1988, ha pubblicato un lavoro sulla memoria dell'acqua. E' vero, era di ricercatori francesi, ma s'è visto subito che era un artefatto. C'è stata una smentita ufficiale.

Per l'omeopatia come per la maggior parte delle pratiche medi­che non convenzionali non ci sono prove scientifiche di efficacia. Nel Lancet di pochi mesi fa, Matthias Egger e i suoi collaboratori dell'Università di Berna hanno preso in esame 110 lavori in cui si confrontano omeopatia e placebo e li hanno paragonati a 110 lavori in cui si compara medicina convenzionale e placebo. Cosa han­no scoperto? Che negli studi su piccoli numeri di pazienti e fatti male, l'effetto della «cura» è sempre superiore a quello del place­bo (ha l'aspetto del farmaco, ma non contiene il principio attivo). Ma se si limita l'analisi a studi con numeri di pazienti abbastanza grandi e fatti bene, non c'è evidenza che l'omeopatia sia meglio del placebo. Non è così per la medicina convenzionale: l'effetto favorevole quando c'è, si vede.

Se l'omeopatia non cura, come è ormai accertato, non è medicina. Quindi non può essere regolamentata nell'ambito dei progetti della sanità. Deve essere regolamentata come si fa per le attività commerciali. (E sarà un bel problema perché se si fa pagare per qualcosa che — data la diluizione estrema — non contiene alcuna molecola di principio attivo, questo apre teoricamente la possibilità che chiunque possa vendere qualcosa anche se non contiene nulla). Chi vende prodotti omeopatici o chi pratica l'omeopatia chiede che si faccia più ricerca sull'omeopatia e prende ad esempio quello che si sta facendo in altri Paesi. D'accordo, ma se si vuole sperimentare sull'uomo un farmaco servono, come minimo 1) dati di laboratorio che suggeriscano un meccanismo d'azione plausibile. 2) Dati sull'animale che indichino che funziona. 3) Studi sul volontario sano che dimostrino che non fa male.

Nessuno dei rimedi omeopatici che oggi vengono utilizzati in Italia e nel mondo risponde a nessuno di questi requisiti. Quindi non si può nemmeno sperimentare, per lo meno fino a quando non ci saranno requisiti per farlo. Va da sé, che quello che si chiede a chi vuole sperimentare rimedi omeopatici non può essere diverso dai requisiti che sono necessari per sperimentare e mettere in commercio dei farmaci.

Giuseppe Remuzzi
Pier Mannuccio Mannucci
Silvio Garattini
(a nome del Gruppo 2003 per la Ricerca Scientifica) www.gruppo2003.org



L'Associazione Pazienti Omeopatici - APO replica alla lettera di Remuzzi, Mannucci e Garattini, pubblicata sul Corriere della Sera l' 11.02.06

L'ennesimo intervento contro la Medicina Omeopatica, a firma di un sedicente "Gruppo 2003", intervento del quale non si sa se sottolineare più la superficiale ignoranza o più l'arroganza, non può restare senza risposta da parte di un'associazione che dà voce a ben undici milioni di italiani, ossia il quinto della popolazione che si curerebbe con un mero "placebo" e che, guarda caso, con esso ha riacquistato non una momentanea guarigione, ma uno stabile equilibrio e benessere psico-fisico, ossia la vera salute.

Evidentemente gli estensori dello scritto si sentono superiori a tutti gli organismi scientifici degli altri paesi europei sul cui responso questa Medicina, che si vorrebbe relegare a livelli di unguenti da ciarlatani di piazza, viene riconosciuta ed inserita nei protocolli del Servizio Sanitario Nazionale.

L'Associazione Pazienti Omeopatici non può non respingere con fermezza l'ipocrita disponibilità ad una verifica scientifica dei rimedi omeopatici che si vorrebbe praticare col metro di valutazione di una Medicina basata su criteri e principi del tutto opposti, e quindi con un procedimento scorretto.

Se da parte dell'autorità statuale, investita della tutela della salute, si vuole veramente verificare la validità del metodo omeopatico per conciliare il principio irrinunciabile della libertà di cura con la protezione dei pazienti contro i rischi di improvvisati guaritori, occorre anzitutto stimolare la ricerca nel campo omeopatico mettendo a disposizione i fondi necessari così come avviene in tutti gli Stati europei.

E poi, soprattutto, ascoltare i cultori della materia, finora volutamente ignorati ed assenti da tutti gli organismi scientifici deputati alla protezione della salute, acquisendo i dati, peraltro ampiamente pubblicizzati sulle riviste di settore, circa i risultati di una sperimentazione che non può pretendersi essere fatta se non con un proprio metodo conforme e coerente alla specialità di una Medicina diversa da quella che si arroga un marchio di ufficialità.

Se non c'è, come finora non vi è mai stato, questo atteggiamento che è espressione dell'umiltà dei veri Scienziati, vuol dire che non si cerca la verità, ma si vuole preconfezionare un risultato negativo.

E questa non è Scienza, ma solo partigianeria dietro la quale ci sono ben noti e cospicui interessi!

Vega Palombi Martorano, Presidente Associazione Pazienti Omeopatici - APO

membro costituente del Comitato Permanente di Consenso e di Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia
www.fondazionericci.it/comitato

Fax 081 40 57 96
http:// www.apoitalia.it
e-mail: info@apoitalia.it


Powered and Designed by Mayhem