|
18/09/2008
Christian
Boiron: «La felicità? È il
sorriso della vita» L’esposizione al Maschio
Angioino, oggi il dibattito

«Omeoceramica», la terapia che diventa
arte

Donatella Trotta «La felicità? È un’arte, è un
cammino, è il sorriso della vita. E la creatività contribuisce
molto al raggiungimento di questa meta, accessibile ad ogni
individuo perché essere felici significa riuscire
ad essere autentici: anche nelle fragilità, nelle
debolezze e nelle inevitabili sofferenze». Christian
Boiron è un uomo solare e affabile che sembra aver
messo in pratica quanto scrive nei suoi libri, con lo stesso
spirito di scanzonato rifiuto di ogni esclusivismo e nitido
rigore cartesiano. Farmacista, artista, scrittore, filosofo,
docente universitario alla Facoltà di medicina di
Lione, imprenditore di successo (è presidente dell’omonima
azienda omeopatica internazionale, il Gruppo Boiron, leader
nel mondo) e anche politico (è stato vicesindaco di
Lione dal 1989 al ’92), Boiron racconta Le ragioni
della felicità in un libro molto utile, edito da Franco
Angeli con prefazione di Enrico Cheli, che stasera alle 20.30,
all’Orto Botanico (Via Foria 223), darà non
a caso vita a un incontro sui contenuti, le definizioni e
le nuove ipotesi dei concetti di piacere e di felicità.
Boiron è a Napoli anche per l’inaugurazione
della mostra «Omeoceramica», collettiva d’arte
contemporanea sul tema dell’omeopatia, a cura di Francesca
Bianucci, che ha aperto ieri mattina i battenti al Maschio
Angioino (Antisale dei Baroni, fino al 3 ottobre, tutti giorni
tranne domenica e festivi, ore 9-19). In mostra, trentuno
opere di trentadue artisti della ceramica, tra firme celebri
(da Bruno Gambone a Riccardo Dalisi a Lello Esposito) e giovani
talenti emergenti: che nella difformità degli stili,
delle tecniche e dei cromatismi «riescono a dialogare
sul tema comune dell’omeopatia attraverso l’armonia
degli elementi, alla base del percorso terapeutico di Hahnemann
come dell’arte ceramica: terra e acqua da plasmare,
fuoco per fissare forme e colori, aria per asciugare i manufatti»,
spiega Bianucci, presidente dell’associazione culturale
Omeoart che ha ideato un progetto di incontro tra arte e
omeopatia di cui questa mostra, in anteprima a Napoli, è una
tappa rilevante, che va ad arricchire una collezione museale
d’arte omeopatica unica al mondo. «La medicina è un’arte
ed è anche attraverso l’arte e con l’arte
che possiamo comunicare al meglio su ciò che è essenziale»,
sorride Boiron presentando l’esposizione con Alberta
Mantovani, Corinne Mure, Domenico Montalto, l’assessore
Valeria Valente e Bruno Palmieri, coordinatore per l’Ufficio
scolastico regionale di un concorso per gli studenti degli
Istituti d’arte campani che hanno prodotto un progetto
e un prototipo in ceramica (tutti in mostra) sul tema «Arte
da banco...il rendi-resto per le farmacie». Vincitori,
tre giovani (Alessia Citarelli, Gennaro Tamburelli e Filomena
Vitiello) che si sono aggiudicati una borsa di studio da
mille euro ciascuno. Un buon motivo di felicità, per
una città che Boiron definisce «patria di eccellenze
artistiche oltre che culla dell’omeopatia, e per questo
location ideale per la nostra iniziativa». Napoli «cuore
dell’omeopatia e città del cuore», dove
anche la ceramica giapponese raku può ritrovare così il
suo senso etimologico originario: «giornata trascorsa
in felicità».
Fonte: Il Mattino
|