Il
Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine
Non Convenzionali in Italia desidera intervenire sull'articolo
apparso sul Sole24Ore, in cui Dario Antiseri e Giovanni Federspil
riprendono loro note posizioni sulle medicine complementari
(altrimenti dette "non convenzionali"). Secondo gli
autori, si tratterebbe di "dottrine fantasiose, prive (per
quanto oggi se ne possa sapere) di ogni contatto con la realtà
empirica". Di conseguenza sarebbero pericolose per la salute
ed il Parlamento non dovrebbe quindi (come sta facendo) discutere
una legge per la loro definitiva regolamentazione. Gli autori
sostengono che le medicine complementari sono caratterizzate
dal porsi al di fuori del metodo e del contenuto della medicina
scientifica. A parte il fatto che queste affermazioni colgono,
forse, una piccola parte del problema ed enfatizzano un aspetto
che caratterizza solo alcune frange più "estremiste"
delle medicine complementari, esse sono smentite dalla letteratura
scientifica corrente Almeno per quanto riguarda le tre principali
medicine (fitoterapia, agopuntura ed omeopatia) le banche dati-internazionalmente
riconosciute trattano quotidianamente lavori fatti con criteri
del tutto scientifici, cioè oggetto di osservazioni,
ipotesi e sperimentazioni. Una prova molto concreta è
del resto fornita anche dalla presenza di alcuni fitoterapici,
registrati a tutti gli effetti come specialità medicinali,
autorizzati dal Ministero della salute. Tali discipline si fondano
prevalentemente su una tradizione empirica (millenaria o almeno
bicentenaria, secondo quelle che si considerano). Contrariamente
a quanto spesso si pensi, l'empirismo non coincide con la mancanza
di scientificità, ma, piuttosto, della scienza è
la premessa e la "linfa". L'empirismo è generalmente
considerato come il cuore del moderno metodo scientifico, secondo
cui le nostre teorie devono essere basate sulla osservazione
del mondo piuttosto che sulla intuizione o sulla fede; in altre
parole, sulla ricerca empirica, sul ragionamento induttivo e
sulla logica deduttiva. I risultati della tradizione empirica
hanno dato origine alle teorie proprie di ogni medicina complementare,
che oggi cominciano ad essere vagliati anche con le moderne
tecnologie sperimentali e statistiche; di conseguenza, queste
medicine non hanno nulla a che vedere con la "fantasia"
o con concetti non sperimentati. Un altro punto, che spesso
viene trascurato a riguardo delle cosiddette "prove scientifiche"
nelle medicine complementari, è che ogni disciplina medica
ha sviluppato suoi metodi di studio e sue prove di efficacia.
La chemioterapia dei tumori si basa su finissime metodologie
di epidemiologia clinica, tese a valutare le minime differenze
di efficacia di un chemioterapico rispetto ad un farmaco concorrente,
utilizzando indicatori indiscutibili come la durata della vita.
In alcuni casi, le medicine complementari, ma anche molte altre
pratiche mediche insegnate all'università, riconosciute
e finanziate dal SSN, non possono essere valutate con gli stessi
parametri della chemioterapia. In realtà, secondo la
"evidence-based-medicine" la decisione clinica deve
basarsi su tutte le migliori evidenze attualmente disponibili,
ma nessuno ha mai sostenuto che, in mancanza di evidenze oggettive
ed indiscutibili, il medico non debba fare nulla. La medicina
è scienza ma è anche arte (vedasi il primo capitolo
dell'ultima edizione del Trattato di Clinica Medica dell'Harrison),
il che significa che è una prassi che necessita di evidenza
scientifica ma anche di "decisione", personale e responsabile,
del medico sulla base della sua intuizione ed esperienza. Ciò
si verifica quotidianamente in molte branche della medicina
ufficiale, dalla medicina di base alla chirurgia, dalla psichiatria
alla fisioterapia. Secondo la Cochrane Collaboration, le medicine
complementari o non convenzionali rappresentano un "ampio
campo di risorse sanitarie che attraversa tutti quei sistemi,
modalità e pratiche, con le loro teorie e credenze, che
sono diversi da quelli intrinseci nel sistema medico politicamente
dominante in una particolare società o in un particolare
periodo storico. (...) I confini tra il campo delle medicine
non convenzionali e quello del sistema dominante non sono sempre
netti, né fissi." Un'altra interessante definizione
è quella di Edzard Ernst, direttore del Centro per le
Medicine Complementari dell'Università di Exeter: "Una
medicina non convenzionale è quella diagnosi, trattamento
e/o prevenzione che complementa la medicina ufficiale, contribuendo
ad uno scopo comune, soddisfando domande non considerate dall'"ortodossia"
o diversificando la cornice concettuale della medicina. Tali
medicine formano un ampio ed eterogeneo gruppo di tecniche"
(Br. Med. J. 2000;321:1133-1135.). Noi riteniamo che tale settore
emergente della medicina vada maggiormente studiato (come si
sta già facendo in alcune Regioni) e vada urgentemente
regolamentato, partendo dalla ricerca scientifica e dalla didattica,
che - come prevede il progetto attualmente in discussione in
Parlamento - vanno affidate alle università in sinergia
con le migliori competenze formatesi "sul campo".
Ignorare o addirittura disprezzare queste antiche, ma per molti
aspetti nuove, discipline mediche non è né scientifico
né etico. Gli ultimi dati ISTAT riferiti al 1999 individuano
in ben nove milioni d'Italiani gli utenti delle Medicine non
Convenzionali, di cui sei milioni per la sola omeopatia, e in
settemila i medici che prescrivono costantemente i medicinali
omeopatici. Un recente sondaggio condotto da Format e pubblicato
sul numero 284 di Salute di Repubblica del 27/11/2003 su un
campione di 864 persone dimostra che il 31,7% della popolazione
ha ricorso alle MNC negli ultimi 3 anni (il 23,4% nell'ultimo
anno) ricavandone concretamente stabili e costanti benefici.
Il Parlamento ha quindi il dovere di regolamentare il settore
e rispondere quindi finalmente alle legittime aspettative di
una parte considerevole dei suoi elettori. Anche la federazione
nazionale degli ordine dei medici nel documento di Terni del
2002 ha riconosciuto l'urgenza di fare una legge sulle medicine
complementari. Oltre alle disquisizioni su cosa sia scientifico
e cosa sia empirico, agli operatori sanitari interessano molto
anche le esigenze concrete dei pazienti e dei cittadini.
A nome del Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per
le Medicine Non Convenzionali in Italia
Il Coordinatore Dott. Paolo Roberti