Ringrazio
la Giunta Regionale della Regione Toscana, la Direzione generale
diritto alla salute e politiche di solidarietà, la Commissione
regionale per le MnC, il medico omeopatico, dr. Elio Rossi dell’Az.
USL 2 di Lucca e la delegata APO Marche, Daniela Salvucci, organizzatori
di questo Convegno, per aver voluto ascoltare, tra le altre,
anche la voce di un rappresentante di coloro che fanno da tempo
ricorso ad una delle più diffuse MnC in Italia, ossia
la Medicina Omeopatica.
Questi pazienti, che hanno sperimentato direttamente e ripetutamente
i benefici di una medicina che mira non solo alla eliminazione
del sintomo patologico, ma a curarne alla radice la causa profonda
che lo sostiene ripristinando quell’equilibrio psico-fisico
relazionale in cui consiste il vero stato di salute, hanno sentito
il bisogno, tredici anni fa, di riunirsi in associazione per
far sentire il peso della loro presenza.
Occorre ricordare, per limitare il discorso alla sola Medicina
Omeopatica, ma le cifre vanno opportunamente aumentate se si
tiene presente tutto il campo delle MnC che, secondo gli ultimi
dati ISTAT, coloro che in Italia fanno ricorso alla sola Medicina
Omeopatica sono 7 milioni e mezzo, cioè oltre il 12%
della popolazione, numero che però va sempre più
aumentando.
Se poi guardiamo alla situazione europea, il numero dei pazienti
omeopatici in Europa raggiunge i 70 milioni e i 200 milioni
nel mondo.
Non ostante questo massiccio ricorso alla Medicina Omeopatica,
lo Stato italiano ignora l’esistenza di questo fenomeno
riconoscendo un unico protocollo terapeutico, quello che va
sotto il nome di medicina tradizionale o convenzionale che è
l’unica ad essere insegnata nei corsi di laurea in Medicina
e Chirurgia, così come è l’unica pratica
medica ad essere ammessa ai benefici del SSN, sia nella forma
dell’assistenza diretta che in quella indiretta.
Per rendersi conto dell’assurdità di tale situazione,
basta gettare lo sguardo su quanto si verifica nei paesi europei,
cioè di tradizione assai affine alla nostra, dove la
Medicina Omeopatica è praticata in misura più
o meno ampia, ma sempre consistente, riconosciuta ai fini del
SSN e praticata nelle strutture ospedaliere pubbliche (nel Regno
Unito, p.es., ci sono sei Ospedali omeopatici ed una Clinica,
Ente Morale senza scopo di lucro).
Esiste a Londra la Facoltà di Omeopatia, fondata nel
1950 con Decreto Parlamentare, per salvaguardare la pratica
omeopatica e per formare i medici.
Nel 2002
l’O.M.S. – Organizzazione Mondiale della Sanità
ha reso pubblica la sua strategia per i prossimi anni, in
cui sollecita i governi nazionali a sostenere sempre di più
le medicine complementari nelle rispettive politiche sanitarie
e a far sì che si giunga ad una sempre maggiore integrazione
di tali medicine nell’ambito dei sistemi sanitari nazionali.
Nel 2004,
infine, l’O.M.S., in collaborazione con la Regione Lombardia,
anche sulla base della Consultation dell’O.M.S. tenutasi
a Milano nel dicembre 2003, ha elaborato le
“LINEE
GUIDA PER LO SVILUPPO DELL’INFORMAZIONE AL CONSUMATORE
SULL’UTILIZZO APPROPRIATO DELLA MEDICINA TRADIZIONALE,
COMPLEMENTARE E ALTERNATIVA”
Gli obiettivi
di queste linee guida sono:
1) fornire
un quadro generale degli elementi chiave direttamente legati
al consumatore che devono essere disposti nel sistema sanitario
al fine di garantire un utilizzo appropriato della MT/MCA;
2) descrivere
i principi e le attività generali per lo sviluppo di
una valida informazione sulla MT/MCA rivolta al pubblico;
3) definire
i punti chiave da prendere in considerazione nel processo
di sviluppo dell’informazione per l’utilizzo appropriato
della MT/MCA da parte dei consumatori.
A lungo
termine, l’obiettivo è quello di rendere massimi
i benefici e minimi i rischi del ricorso alla MT/MCA e di
consentire ai consumatori di diventare parte attiva e consapevole
nelle scelte riguardanti la salute.
L’O.M.S.
ritiene che l’informazione e l’educazione
possano aiutare i consumatori ad individuare il tipo di autocura
più adatto e di ottenere i massimi benefici dalla MT/MCA
evitando rischi inutili”.
Alla luce
di quanto recita l’O.M.S. si tratta, quindi, di una
posizione, quella italiana, retrograda dal punto di vista
sociale e culturale, ma anche di una sostanziale violazione
dei nostri principi costituzionali.
L’art.
32 della nostra Carta Fondamentale stabilisce, infatti: “La
Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo
e interesse della collettività e garantisce cure gratuite
agli indigenti”.
Ora, diritto
alla salute significa e non può non significare, in
un regime di libertà, il diritto di scegliere tra i
vari protocolli terapeutici comunemente praticati, quello
che l’individuo ritiene più confacente alle esigenze
della propria salute.
E’
vero che nessuna norma vieta l’esercizio di pratiche
mediche non convenzionali, né proibisce ai cittadini
di farvi ricorso, perché ovviamente esercitate da medici
laureati in M. e Ch.; ma quando essa non riconosce al paziente
il diritto ad essere sollevato dai relativi oneri economici,
in quanto pratica terapeutica non riconosciuta dal SSN, di
fatto nega quanto meno alle fasce meno abbienti che pure,
ai sensi della richiamata norma costituzionale avrebbero diritto
a cure gratuite, quella libertà di scelta che il diritto
alla salute implica.
Ma anche
per coloro che pur volessero e potessero sobbarcarsi all’onere
economico derivante da una scelta alternativa rispetto alla
medicina tradizionale, l’assenza di strutture pubbliche
in cui venga praticata la Medicina Omeopatica, preclude proprio
in circostanze in cui più pressante si manifesta l’esigenza
di tutela della salute (ricoveri d’urgenza con intolleranze
ai medicinali tradizionali, consigli e cure nei giorni festivi
per improvvisi malori, ecc.), di vedersi assicurato quel tipo
di trattamento terapeutico da essi normalmente prescelto.
Ricordiamo
ancora che però lo Stato non esenta (né potrebbe
farlo trattandosi di una tassa) coloro che fanno ricorso alla
Medicina Omeopatica dall’onere fiscale che alimenta
il SSN con la conseguenza di non poter ricevere dallo Stato,
a differenza degli utenti della MC, alcuna prestazione medica
gratuita o semigratuita in aperta violazione del principio
di eguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione,
al di fuori di ogni principio di ragionevolezza se si tiene
presente che, come detto, il ricorso alla Medicina Omeopatica
è liberamente consentito così come è
liberamente consentita la vendita dei relativi rimedi.
Paradossalmente,
infine, l’esclusione delle medicine e terapie NC dal
sostegno del SN è perfino lesivo dell’interesse
generale in quanto notoriamente si tratta di pratiche meno
costose e quindi meno incisive sulla fiscalità generale.
Ne è
prova il fatto che la copertura assicurativa privata, per
coloro che fanno ricorso alla Medicina Omeopatica, è
meno costosa di quella che copre il ricorso a pratiche mediche
tradizionali; sia per il sanitario che per il cittadino.
La sostanziale
compressione del diritto alla libera scelta della medicina
o della terapeutica, dovuta alla esistenza di un’unica
medicina riconosciuta dallo Stato, ossia quella tradizionale,
si manifesta anche sotto altri e molteplici profili.
Innanzitutto,
la vera libertà di scelta presuppone l’adeguata
informazione sulle varie alternative possibili (vedi O.M.S.):
ora non dobbiamo dimenticare che da decenni, se non da secoli
siamo, fin dalla nascita, abituati ad un solo volto della
medicina che è quello della MT.
Per colmare
questo svantaggio informativo di cui soffrono le MnC lo Stato,
che dispone del quasi monopolio dei canali informativi di
massa (scuole, televisione, ecc.) dovrebbe farsi carico di
rendere edotti i cittadini delle altre possibili scelte terapeutiche.
Non solo questo non avviene, ma talvolta avviene il contrario,
come una nota trasmissione su un canale della televisione
pubblica, gratuitamente denigratoria della Medicina Omeopatica,
ci ha dimostrato (vedi trasmissione SuperQuark di Piero Angela
su Rai 3, dell’11 luglio 2000).
E, invece,
tale argomento ha destato grande interesse, come abbiamo potuto
constatare con lo svolgimento di corsi informativi organizzati
per professori e alunni delle scuole di ogni ordine e grado
con un progetto di “PREVENZIONE ED EDUCAZIONE ALLA SALUTE”
con la Medicina Omeopatica, dal titolo: “Sapersi osservare
e riconoscere attraverso la Medicina Omeopatica” .
Tale progetto,
promosso dall’Associazione Pazienti Omeopatici ed elaborato
da un gruppo di medici della F.I.A.M.O. Campania ha potuto
essere realizzato solo grazie alla personale apertura mentale
di un Provveditore agli Studi di Napoli che lo ha patrocinato,
nell’ambito di un “Progetto di Prevenzione ed
Educazione alla Salute” di cui alla Circolare Ministeriale
362 del dicembre ’92.
Questo
atteggiamento dello Stato nei confronti delle MnC ostacola
non solo, per le ragioni che abbiamo detto, l’effettivo
esercizio del diritto alla salute mediante la libera scelta
della medicina o della terapeutica, ma rende quest’ultima
più rischiosa in quanto escludendo dalla preparazione
universitaria l’apprendimento ed il tirocinio delle
pratiche NC non assicura, ai pazienti che vi fanno ricorso,
l’incontro con medici che abbiano in proposito un’adeguata
preparazione diversa da quella, purtroppo, spesso frettolosamente
acquisita in base a corsi di brevissima durata organizzati
da società farmaceutiche di settore.
Altra
grave lesione al diritto alla libera scelta terapeutica è
rappresentata dal divieto ai medici che praticano MnC di qualificarsi
ufficialmente specialisti del settore, per cui un paziente
ha perfino difficoltà ad individuare e riconoscere
il medico che pratichi la terapia NC da lui prescelta.
A scendere
in campo a sostegno delle MnC è il Consiglio Nazionale
della FNOMC&O (Federazione Nazionale dei Medici Chirurghi
e Odontoiatri) con il Presidente Nazionale dr. Giuseppe Del
Barone. A delineare la posizione della FNOMC&O è
il vicepresidente Salvatore Amato il quale con il “Documento
di Terni”, 18 maggio 2002, traccia le linee guida per
la razionalizzazione della materia.
La FNOMC&O
riconosce 9 medicine tra cui la Medicina Omeopatica.
Punto
1°: L’individualizzazione e la regolamentazione
delle attività relative alle singole medicine e pratiche
non convenzionali.
La situazione
oggi: il 4 febbraio 2004, sollecitato dall’UE, l’on.
Francesco Paolo Lucchese presenta, in XII Commissione, un
disegno di legge per il riconoscimento delle MnC .
Mi auguro
che questa legge preveda una formazione per le singole medicine
o terapeutiche ai fini della trasparenza e della tutela del
cittadino.
La legge
si deve far carico di spiegare esplicitamente al cittadino
che non sa a quale di queste medicine rivolgersi, su quali
principi si basa quella certa metodica o terapeutica al fine
di consentirgli una valutazione informata sulla prognosi della
propria malattia utilizzando un certo tipo di approccio rispetto
ad un altro, ed in particolare abbandonando l’offerta
del metodo convenzionale.
Intanto,
il CNB (Consiglio Nazionale di Bioetica), organo nominato
precipitosamente dal Governo subito dopo la presentazione
del disegno di legge dell’on. Lucchese ha bocciato,
con un parere non vincolante, il disegno di legge approvando,
quasi all’unanimità, un documento che è
stato trasmesso a Governo e Parlamento per la discussione.
Per fronteggiare
le resistenze al riconoscimento di una parità di diritti
per gli utenti delle MnC è nato, nell’ottobre
2003, il COMITATO PERMANENTE DI CONSENSO e di RICONOSCIMENTO
per le MEDICINE NON CONVENZIONALI in Italia al quale hanno
aderito 29 associazioni scientifiche ed enti pubblici e due
associazioni di pazienti che si curano con la Medicina Omeopatica.
Questo Comitato è coordinato dal dr. Paolo Roberti,
psichiatra omeopatico il quale, con grande passione e dedizione
si prodiga, insieme agli altri componenti, per portare avanti
questa battaglia.
Vega Palombi Martorano
Presidente APO
Ancona,
10 ottobre 2004