L'APO Italia ha il piacere di informarvi del nuovo importante evento a Napoli il 17 novembre sul tema "Omeopatia e fisica quantistica? Casi clinici e studi scientifici"- Sede dell'incontro: l'Hotel Royal Continental, bellissima location sul lungomare di via Partenope. L'incontro si svolgerà nella giornata del sabato dalle ore 8,45, come da programma in brochure, e vedrà relatori di acclarata professionalità dialogare sul tema quali: Marta DEL GIUDICE, Michel VAN WASSENHOVEN, Antonella DE NINNO, Alfonso TRAMONTANA Vittorio ELIA. L'evento è gratuito ed è rivolto a tutti coloro che sono interessati alla materia dell'incontro. Il corso consente l'acquisizione di numero 7 crediti formativi - E.C.M. Vi aspettiamo numerosi 😊

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Omeopatia, ecco il sostegno dei fisici e di de Magistris: “La tutelo e la uso, così come tantissimi napoletani”

Un parterre ricco di ospiti di rilievo nazionale ed internazionale, composto da protagonisti del mondo scientifico ma anche di quello istituzionale. È stato infatti il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ad aprire il convegno "Omeopatia e fisica quantistica? Casi clinici e studi scientifici”, tenutosi il 17 novembre nella splendida sede dell’Hotel Royal Continental sul lungomare di via Partenope. “ Ho sempre seguito e apprezzato l’omeopatia - ha esordito il sindaco - trovo che sia necessario diffondere questa disciplina, soprattutto in questo momento in cui è vittima di campagne di stampa diffamatorie. L’omeopatia merita tutela, e inoltre io sostengo la ricerca, ma le risorse dello Stato sono esigue. Io ho provato l’omeopatia, essendo un soggetto allergico ed avendo avuto reazioni gravi con farmaci allopatici. È stato così che mi sono allontanato dalle medicine tradizionali e mi sono avvicinato all’omeopatia. Sono un sostenitore di tutto ciò che è naturale, bisogna informarsi, poi ogni persona ha il proprio approccio, sia fisico che psicologico. Come Comune - ha ricordato de Magistris - siamo molto attenti alla salute dei cittadini. Nel nostro staff il 50% si cura con l’omeopatia, e Napoli è una città piena di pazienti omeopatici. Speriamo di realizzare protocolli per la salute anche nelle scuole, perché qui anche se abbiamo poche risorse economiche siamo invece ricchi di risorse umane”. Una necessità, quella di tutelare l’omeopatia, sostenuta anche da Marisa Certosino, presidente dell’Associazione Pazienti Omeopatici: “Il nostro intento - ha detto - è divulgare correttamente l’omeopatia ed essere rispettati dallo Stato italiano. Vogliamo la libertà di scelta terapeutica. C’è un fine nelle critiche all'omeopatia, un fine misterioso che va assolutamente combattuto”. Il presidente Omeoimprese, Giovanni Gorga, ha ricordato che “c’è chi sta peggio dell’Italia: in Spagna la ministra ha preso di punta l’omeopatia, diventata il primo nemico nella sua agenda. Ma l’ultimo sondaggio che abbiamo promosso non lascia dubbi: 10 milioni di italiani utilizzano la medicina omeopatica, anche se si compra un po’ meno. Dobbiamo continuare a portare avanti questa battaglia”. Un concetto ribadito anche da Gaetana Minichini, coordinatore Fiamo Campania: “Siamo testardi - ha detto - andiamo avanti e faremo del nostro meglio per arrivare a far conoscere l’omeopatia a più persone possibili”. Michele Di Iorio, presidente Federfarma Napoli, ha invece ricordato che “l’omeopatia è ancora tutta da esplorare, bisogna parlarne scientificamente e lasciare da parte gli slogan. Dobbiamo guardare ai risultati. L’uomo - ha detto Di Iorio - è formato dall’80% di acqua e dal 20% di materia, l’allopatia cura esclusivamente la materia. Iniziamo a riflettere sul valore e sulla forma dell’acqua. Facciamo i moderni rabdomanti. L’acqua è energia, il medicinale omeopatico non è un medicinale qualsiasi, non deve scadere nel commercialismo: ogni persona ha bisogno del suo, bisogna essere attenti alle derive e alle tentazioni commerciali. Non si può “genericare” l’omeopatia, daremmo voce ai vecchi pregiudizi. L’omeopatia pone la persona al centro, e così fa anche Federfarma. Il medico omeopatico pensa con la testa ma tratta col cuore il proprio paziente”. E anche chi, come il presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Napoli Vincenzo Santagada, è di formazione classica, si propone per la promozione di un confronto libero e fruttuoso: “L’Ordine dei Farmacisti di Napoli - ha ricordato Santagada - è stato il primo a costituirsi, nel 1912. Da allora in tanti si sono prodigati per la tutela dell’omeopatia. Io vengo da un’altra mentalità ma ho grande rispetto per l’omeopatia, e nel prossimo futuro va cercato un confronto e un punto di incontro tra allopatia e omeopatia. La mia visione è quella di scoprire nuove frontiere, viaggiando insieme, sempre con la cura dei cittadini come obiettivo finale e comune”.

Del Giudice: “Basta battaglie: l’omeopatia non elimina il sintomo, lo supera” Applauditissimo ricordo dedicato allo zio Emilio, teorico del nuovo olismo

“Non mi piacciono le guerre, mi piace la cura dell’ammalato in assoluto: qualunque metodo serva, va bene, ma si deve capire e conoscere quello che si fa, sia da parte del medico che del paziente”. Esordisce così Marta Del Giudice, medico legale, omeopata, criminologo clinico, nel suo intervento intitolato “Omeopatia: la scienza dell’uomo. Dalla cura della malattia alla cura del malato” durante il convegno “Omeopatia e fisica quantistica? Casi clinici e studi scientifici”. “Nelle battaglie pro e contro l’omeopatia - dice Del Giudice - si perde la conoscenza della materia. Ma vale anche per l’allopatia: in pochi conoscono il meccanismo di azione di un antibiotico. Bisogna spostare il punto di vista dal farmaco al paziente. In omeopatia l’attenzione del medico è sulla descrizione del sintomo, sul “come se” (come se qualcosa mi trafiggesse, ad esempio). Da lì il medico raccoglie la storia del paziente. Non è possibile un parallelismo omeopatia-allopatia. In omeopatia c’è attenzione alla persona: non devo togliere un sintomo, sopprimerlo, devo fare in modo che questo non si ripresenti. Non curiamo il mal di testa, non togliamo il sintomo, perché toglierei quel campanello d’allarme e aggraverei il quadro del paziente. Il sintomo va superato, non eliminato”. Durante l’intervento la relatrice ha mostrato un video di suo zio, l’indimenticato fisico Emilio Del Giudice, teorico di un “nuovo olismo”, in cui il soggetto è un tutt’uno non solo con se stesso ma col mondo, e ogni cambiamento esterno determina un cambiamento nella persona. Tra i passi da ricordare della sua relazione dal titolo “L’anima passionale della ragione scientifica”, c'è sicuramente quello suggestivo in cui Del Giudice richiama Giambattista Vico, per il quale gli uomini prima sentono, poi avvertono con animo perturbato e commosso, infine riflettono con mente pura; l’errore è concentrarsi solo sulla terza parte, che rende il cervello un organismo indipendente. Il nuovo olismo è ciò che privilegia il tutto rispetto al vecchio olismo, che privilegiava le parti. Gli atomi esistono ma non sono oggetti indipendenti, hanno una relazione tra loro e danno luogo a un nuovo olismo, che dà significato alle parti.

Van Wassehoven: “Ecco il mio studio che dimostra l’esistenza di materia nelle diluizioni omeopatiche. Il Belgio? Ha una posizione privilegiata nel mondo e i farmaci sono competitivi sul mercato”.

Michel Van Wassehoven, oltre che medico omeopata, è il presidente del Comitato registrazione farmaci omeopatici presso FAMHP in Belgio, ed è stato prestigioso ospite internazionale del convegno “Omeopatia e fisica quantistica? Casi clinici e studi scientifici” col suo intervento “I farmaci omeopatici. Verità o mito”. Van Wassehoven ha mostrato i risultati raggiunti dal suo team in un lungo e dettagliato studio su un metallo (Cuprum metallicum) e una pianta (Gelsemium Sempervirens), grazie al quale si è potuto dedurre con certezza assoluta che “esistono particelle di materia anche alle diluizioni più alte. Una diluizione semplice non ha struttura o forma particolare, non contiene alcun segnale. Stabilito che le particelle ci sono, che hanno una forma specifica, bisogna osservare la loro natura: le preparazioni possono essere differenziate sulla base del loro principio chimico, idem per le preparazioni meno concentrate anche se la differenziazione è più difficile. È possibile osservare composizioni chimiche particolari per ogni preparazione, in base al ceppo originario, al solvente e al vetro utilizzato”. Questi risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Homeopathy” di novembre. “Queste piccole quantità di materia, infinitesimali, senza effetto molecolare - ha proseguito il medico - rendono ogni preparazione diversa dall’acqua pura. Anzi, i risultati suggeriscono una strutturazione dell’acqua attorno a delle particelle o nano-bolle come suggerisce la teoria quantistica. La teoria di Avogadro non è applicabile a preparazioni omeopatiche. I farmaci omeopatici contengono materia, il cui profilo chimico e la cui forma sono specifici. Questa materia influenza il comportamento del solvente, e questa informazione rimane impressa e visibile per lungo tempo”. Van Wassehoven, in chiusura, ha anche raccontato come il Belgio sia in una “posizione privilegiata in materia di omeopatia: c’è una commissione specifica per l’accettazione dei farmaci omeopatici, con un team di esperti, e questo è un unicum. La registrazione dei farmaci omeopatici è stata semplificata per far restare l’omeopatia altamente competitiva sul mercato”.

De Ninno: “L’acqua non è quello che sembra, è il momento di studiarla e ripensarla: l’acqua è energia e si modifica, il modello delle interazioni molecolari non basta più”

Nel suo intervento dal titolo “Soluzioni ultradiluite. Il punto di vista della fisica”, tenuto durante il convegno “Omeopatia e fisica quantistica? Casi clinici e studi scientifici”, la fisica e ricercatrice all’ENEA di Frascati Antonella De Ninno ha puntato il focus sul solvente, l’acqua, “che non conosciamo ancora bene ma di cui abbiamo tantissimi modelli che si sono succeduti nella storia. La risposta della fisica quantistica è una teoria, non un modello. Partendo da principi primi si può dimostrare che la struttura dell’acqua liquida è prodotta dal fatto che l’acqua è un fluido a due componenti, presenti non come iceberg che fluttuano, ma presenti statisticamente, e l’acqua può appartenere all’una o all’altra. Molecole d’acqua realizzano tra loro un guadagno energetico, il 50% di esse “collaborano”, il restante 50% sono “indipendenti”, come fossero un gas. Questo comportamento non è più descrivibile con la fisica delle interazioni molecolari. Si accetta sempre di più che l’acqua sia un sistema a due fluidi indipendenti, è l’unica teoria in grado di essere accettata come tale. La distribuzione dinamica di queste due fasi dipende da tanti fattori esterni, e questo porta a uno stimolo al riarrangiamento della struttura dell’acqua: si può dimostrare che questi fattori sono termodinamici (ad esempio la temperatura), ma anche dipendenti da un semplice contatto con una superficie, come una membrana cellulare. Quindi le relazioni chimiche dell’acqua vanno ripensate. L’acqua scambia energie e informazioni con l’ambiente esterno anche in quantità minime (interazioni di Van der Waals). Non possiamo dimenticare la costante dielettrica dell’acqua (Epsilon), attrazione e repulsione dipendono dal mezzo di separazione e le interazioni ad esempio tra enzimi e recettori avvengono in acqua, non nel vuoto. Le semplificazioni di calcolo non rendono giustizia. La diluizione estrema modifica la natura del solvente, in maniera permanente. Non bisogna più, quindi - ha concluso De Ninno ricordando anche la teoria dei nanoaggregati di Alexander Konovalov - andare a cercare le quantità di materia”.

Tramontana: “Conobbi l’omeopatia suonando a Cuba e non la lasciai più. Ecco tutte le pubblicazioni che ne dimostrano l’efficacia scientifica”

Un fisiatra di successo con la passione per la musica e per le discipline omeopatiche. Alfonso Tramontana è stato uno dei relatori del convegno “Omeopatia e fisica quantistica? Casi clinici e studi scientifici”, in cui ha presentato tutti i lavori che negli anni ha pubblicato oltreoceano. Il suo intervento, dal titolo “Omeopatia e medicina basata sull’evidenza: risultati clinici e approfondimenti bibliografici”, ha puntato l’attenzione sul presente dell’omeopatia, che non ha più bisogno di “prove” perché le prove ci sono già, e sono scientificamente dimostrate. Perché “delle due l’una: la scienza o è tale o non lo è, e l’omeopatia è già un’evidenza scientifica, dato che col termine “medicina” individuiamo ciò che può essere dimostrato, e viceversa non è medicina tutto ciò che non ha dimostrazioni a supporto. L’omeopatia è dimostrata scientificamente, con numerosi studi su varie riviste in tutto il mondo. È una EBM: medicina basata sull’evidenza”. Tramontana ha rimarcato l’importanza di “venire a Napoli, dove l’omeopatia è nata e si è diffusa in Italia e in Europa” e ha anche raccontato un curioso aneddoto su come lui stesso sia venuto in contatto con questa disciplina medica: “Ero un musicista, vivevo a L’Avana. C’era una ballerina con una polmonite. Le diedi cortisone con antibiotico, ma lei non migliorò. Poi un vecchio medico ottantenne del posto le prescrisse due rimedi omeopatici: il giorno dopo la ragazza non aveva più nulla. Questo mi spinse a frequentare il collega e ad abbracciare l’omeopatia”.

Elia: “L’acqua nelle diluizioni omeopatiche? Ha delle proprietà uniche. Vi spiego perché chi parla di acqua fresca commette un grave errore”

Da sempre membro di spicco della ricerca scientifica insieme alla moglie Elena Napoli, Vittorio Elia, professore associato di Chimica-Fisica presso l’Università Federico II, ha chiuso la giornata di interventi durante il convegno “Omeopatia e fisica quantistica? Casi clinici e studi scientifici”. Nella sua relazione, dal titolo “Le diluizioni omeopatiche: non più una singolarità della scienza”, ha dato voce ai risultati ottenuti in anni di studi sull’acqua. “L’acqua - ha detto Elia - viene “perturbata” nel contatto con polimeri idrofili sintetici o naturali, portando a sconvolgimento delle sue proprietà chimico-fisiche. La stessa cosa fa l’omeopatia con diluizione e succussione. L’acqua modifica le sue proprietà con stimolazioni di natura fisica e a basso consumo energetico. Il comune fattore dei rimedi omeopatici è l’acqua, elemento da cui è nata la vita. Se il soluto non è più presente, rimane il solvente, ovvero l’acqua. Diluizioni e successioni formano un processo iterativo, il principio attivo dopo alcune diluizioni non è più presente, ma il solvente si è modificato e non studiare il solvente è un errore metodologico. Cambia la conducibilità elettrica, cambia il pH, cambia il calore di mescolamento con acidi e basi, cambia la densità, cambia l’assorbanza e tanti altri parametri. Non mi pare - ha chiuso il professore - che l’acqua fresca abbia tutte queste proprietà, e così modificate rispetto ai valori di partenza”.

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